Prorogata la scadenza del CCNL Terziario Confcommercio

 


Siglato il 13/5/2019, tra la Confcommercio Imprese per l’Italia e la FILCAMS-CGIL, la FISASCAT-CISL, la UILTUCS-UIL, l’accordo integrativo al CCNL del Terziario, Distribuzione e servizi del 30/3/2015.

Considerato che le Parti confermano:
– le relazioni sindacali esistenti, in conformità alle previsioni dell’Accordo interconfederale sulla Rappresentanza del 26/11/2015 e dell’Accordo interconfederale sulle Relazioni sindacali e il nuovo modello contrattuale del 24/11/2016;
– la centralità del CCNL TDS, quale contratto maggiormente applicato nell’ambito dell’intero settore terziario e sottoscritto dalle parti sociali comparativamente più rappresentative, secondo i dati dei codici contratto INPS ed i dati delle iscrizioni ai Fondi nazionali di Assistenza sanitaria Integrativa.
Con il presente accordo integrativo è stato concordato quanto segue:
– la scadenza del CCNL TDS del 30/3/2015 è prolungata al 31/12/2019, ferme restando le disdette già inviate in conformità con il secondo comma dell’art. 236 del CCNL, che produrranno i propri effetti successivamente alla suddetta scadenza;
– la traduzione operativa dell’accordo del 26/9/2017 costituirà oggetto di valutazione negoziale in occasione del rinnovo del CCNL Terziario 30/3/2015.
Le Parti si impegnano, infine, a definire il testo di stesura del CCNL TDS entro il 31/5/2019.

 

Turismo : Emissione MAV al Fondo Fast

 

Entro oggi 21 maggio dovranno essere pagati i contributi per i lavoratori per i quali si sta procedendo al rinnovo dell’iscrizione al Fondo di assistenza sanitaria FAST per i dipendenti da aziende del settore turismo.

Il suddetto Fondo comunica alle aziende del settore turismo che la prossima emissione dei MAV avverrà il 23 maggio 2019  e riguarderà i MAV richiesti entro il 21 maggio.
I relativi pagamenti dovranno avvenire entro il 31 maggio 2019.

 

Sicurezza sul lavoro e prassi aziendali sconosciute al datore

 


In caso di infortunio sul lavoro, anche nell’ipoesi in cui la rimozione dei dispositivi di protezione si innesti in prassi aziendali diffuse o ricorrenti, non si può ascrivere tale condotta omissiva al datore di lavoro laddove non si abbia la certezza che egli fosse a conoscenza di tali prassi, o che le avesse colposamente ignorate.


Lo ha ribadito la Corte di Cassazione pronunicandosi sul caso di un datore di lavoro condannato, in appello, per aver violato l’obbligo di verificare la sicurezza delle macchine introdotte nella propria azienda e di rimuovere le fonti di pericolo per i lavoratori addetti all’utilizzazione di una macchina, relativamente all’infortunio occorso a un suo dipendente.
Tuttavia, nella specie, era stato provato che i lavoratori procedevano ricorrentemente, o per lo meno in modo non episodico, ad eseguire le lavorazioni senza la protezione della quale la macchina era corredata, soprattutto per poter rimuovere i tubicini in plastica rossa (che avevano la tendenza ad appiccicarsi sulle pareti del macchinario), e ciò sebbene la rimozione della protezione fosse manovra che richiedeva di agire sulle viti di fissaggio e nonostante il fatto che i lavoratori eseguissero tale manovra in modo da non farsi vedere dal personale dell’azienda preposto alla vigilanza.
Nel caso, non si ricava in alcun modo la certezza che lo stesso datore fosse realmente, o potesse realmente essere, a conoscenza di tale prassi, pur volendosi ammettere che essa fosse davvero così diffusa e frequente. Quand’anche volesse ritenersi assodato che i sorveglianti fossero a conoscenza di tale prassi, la loro posizione di soggetti subordinati gerarchicamente al datore, nella sua qualità di direttore generale, non può dirsi sufficiente a trarne la conclusione che l’odierno ricorrente fosse necessariamente messo da costoro a conoscenza del fatto che i suoi dipendenti rimuovevano, più o meno abitualmente, la protezione posizionata sulle macchine spezzonatrici: il rapporto di dipendenza del personale di vigilanza dal datore di lavoro non costituisce di per sé prova né della conoscenza, né della conoscibilità, da parte di quest’ultimo, di prassi aziendali volte ad eludere i dispositivi di protezione presenti sui macchinari messi a disposizione dei dipendenti.
In conclusione, il datore è responsabile del mancato intervento finalizzato ad assicurare l’utilizzo in sicurezza di macchinari e apparecchiature provvisti di dispositivi di protezione e, in tal senso, del fatto di non esigere che tali dispositivi non vengano rimossi; ma, nel caso di infortuni derivanti dalla rimozione delle protezioni a corredo dei macchinari, anche laddove tale rimozione si innesti in prassi aziendali diffuse o ricorrenti, non si può ascrivere tale condotta omissiva al datore di lavoro laddove non si abbia la certezza che egli fosse a conoscenza di tali prassi, o che le avesse colposamente ignorate. Nella fattispecie, per dedurre la conoscenza o la certa conoscibilità di prassi aziendali incaute da parte del titolare della posizione di garanzia datoriale, é necessaria l’acquisizione di elementi probatori certi ed oggettivi che attestino tale conoscenza/conoscibilità. In caso contrario, si porrebbe in capo al datore di lavoro una responsabilità penale “di posizione” tale da eludere l’accertamento della prevedibilità dell’evento e da sconfinare, in modo inaccettabile, nella responsabilità oggettiva.

 

Flexible benefit 2019 per l’industria metameccanica

 


Dal 1° giugno 2019 le aziende dell’industria metalmeccanica, dovranno mettere a disposizione dei lavoratori strumenti di welfare del valore di 200,00 euro, da utilizzare entro il 31 maggio dell’anno successivo.

Dal 1° giugno 2019 previsti flexible benefit per un valore pari a 200 € per tutti i lavoratori dell’industria metalmeccamica, con contratto a tempo indeterminato non in prova, in forza al 1° giugno o successivamente assunti entro il 31 dicembre 2019 con contratto a termine e almeno tre mesi di anzianità anche non consecutiva nel periodo gennaio – dicembre 2019.
Tali strumenti di welfare sono aggiuntivi ad eventuali beni e servizi riconosciuti in azienda sia unilateralmente che per accordo collettivo (regolamento, lettera di assunzione o altra modalità) e sono utilizzabili entro il 31 maggio 2020.
Inoltre, tali flexible benefit possono essere volontariamente destinati al Fondo pensione nazionale di categoria Cometa oppure al Fondo di assistenza sanitaria integrativa Metasalute, attraverso il confronto con la RSU sono individuati i beni e servizi da erogare in relazione alle esigenze dei lavoratori, all’organizzazione aziendale o al rapporto con il territorio, finalizzati a migliorare la qualità della loro vita personale e familiare privilegiando quelli con finalità di educazione, istruzione, ricreazione e assistenza sociale e sanitaria o culto.
Non sono riproporzionati per i lavoratori part time, sono esclusi i lavoratori in aspettativa non retribuita nè indennizzata nel periodo 1 giugno – 31 dicembre 2019.
Il suddetto valore è onnicomprensivi ed espressamente escluso dalla base di calcolo del trattamento di fine rapporto.

 

STUDI PROFESSIONALI: rimborso tasse universitarie

 


L’Ente Bilaterale Nazionale per gli Studi Professionali (Ebipro) ha previsto una nuova prestazione a favore dei dipendenti, che consiste nel rimborso di parte delle spese sostenute per le tasse universitarie, sia a titolo personale che per i figli.

Ebipro, nell’ottica di favorire il diritto allo studio, ha avviato una nuova prestazione che consiste nel rimborso ai dipendenti degli studi professionali in regola con i versamenti alla bilateralità e con un’anzianità contributiva di almeno 6 mesi al momento della richiesta, di parte delle spese sostenute per le tasse universitarie, sia a titolo personale che per i figli.
Il rimborso è pari al 50% delle spese sostenute fino a un importo massimo erogabile di € 500 per richiesta. Nella medesima richiesta possono essere cumulate le spese sostenute sia a titolo personale che per i figli. La domanda deve essere inviata in un’unica soluzione e completa di alcuni allegati quali:
– il modulo di richiesta scaricabile dal sito www.ebipro.it, l’autocertificazione stato di famiglia (se viene richiesto il rimborso di tasse universitarie versate per i figli), la copia del certificato di iscrizione all’Università, la copia della disposizione di versamento delle tasse universitarie (MAV, bollettino, bonifico bancario, etc.), la copia dell’ultima busta paga.
Il Ccnl degli studi professionali ha dedicato un’apposita norma volta a sostenere il diritto allo studio dei lavoratori, per favorire il loro miglioramento culturale e professionale.
In questo ambito, EBIPRO eroga un contributo a favore del datore di lavoro pari al 50% della retribuzione derivante dalla concessione dei permessi per studio, riconosciuti ai lavoratori iscritti e frequentanti corsi regolari di studio in scuole di istruzione primaria, secondaria e di qualificazione professionale, statali, parificate o legalmente riconosciute o comunque abilitate al rilascio di titoli di studio legali, nonché per il conseguimento del diploma di scuola secondaria superiore, di laurea, diplomi di specializzazione e master universitari.
Altresì Ebipro eroga un rimborso parziale delle spese sostenute dai lavoratori dipendenti da studi iscritti all’ente per l’acquisto dei libri di testo scolastici per i figli frequentanti la scuola primaria e secondaria.
Infine, Ebipro ha deciso di rafforzare le prestazioni a sostegno del diritto allo studio prevedendo un rimborso parziale delle spese effettuate dai lavoratori per il pagamento delle tasse universitarie proprie e dei figli.