ZFU Genova: più tempo per presentare le domande di accesso alle agevolazioni

 


Il termine di presentazione delle istanze di accesso alle agevolazioni in favore delle imprese e dei titolari di lavoro autonomo localizzati nella zona franca urbana istituita a Genova a seguito del crollo di un tratto del Ponte Morandi è prorogato al 20 giugno 2019 (Ministero Sviluppo Economico – circolare n. 202506/2019).

Originariamente il termine era previsto per il 21 maggio 2019, ma al fine di consentire il più ampio accesso alle agevolazioni fiscali e contributive per la zona franca urbana di Genova, il termine per la presentazione delle istanze di agevolazione è stato prorogato alle ore 12:00 del 20 giugno 2019.


In ragione della citata proroga, la richiesta di accreditamento prevista per i soggetti istanti amministrati da una o più persone giuridiche o enti diversi dalle persone fisiche, può essere inoltrata entro le ore 10:00 del 12 giugno 2019.


La proroga è rivolta alle imprese e ai titolari di reddito di lavoro autonomo (questi ultimi esclusivamente per quanto attiene l’esonero contributivo) che svolgono la propria attività o che la avviano entro il 31 dicembre 2019 nella ZFU di Genova.

 

Regime forfetario: chiarimenti selle cause ostative

 


Per il Fisco il contribuente che intende aderire al regime forfetario nel 2019 può farlo, in quanto la presenza della causa ostativa va valutata in detto anno e, ove ne sia accertata l’esistenza, comporterà la decadenza dal regime nel 2020. (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risposta 20 maggio 2019, n. 146).

La legge n. 190 del 2014, all’articolo 1, commi da 54 a 89, ha introdotto un regime fiscale agevolato, c.d. regime forfetario, rivolto ai contribuenti persone fisiche esercenti attività d’impresa, arti o professioni in possesso di determinati requisiti. La legge di bilancio 2019 ha modificato, con portata estensiva, l’ambito di applicazione del regime forfetario. Tra le altre modifiche apportate, si rileva la riformulazione di alcune delle cause ostative all’applicazione del regime forfetario tra cui di quella indicata alla lettera d) del comma 57 dell’articolo 1 della legge n. 190 del 2014 che prevede che non possono applicare il regime forfetario gli esercenti attività d’impresa, arti o professioni che controllano direttamente o indirettamente società a responsabilità limitata, le quali esercitano attività economiche direttamente o indirettamente riconducibili a quelle svolte dagli esercenti attività d’impresa, arti o professioni. Affinché operi tale causa ostativa è necessaria la compresenza:
1) del controllo diretto o indiretto di società a responsabilità limitata e 2) dell’esercizio da parte della stessa di attività economiche direttamente o indirettamente riconducibili a quelle svolte dagli esercenti attività d’impresa, arti o professioni.
In assenza di una delle predette condizioni, la causa ostativa non opera e il contribuente può applicare o permanere nel regime forfetario.
Riguardo alla decorrenza della causa ostativa, ai fini della verifica della stessa assume rilevanza l’anno di applicazione del regime e non l’anno precedente, dal momento che solo nell’anno di applicazione del regime può essere verificata la riconducibilità diretta o indiretta delle attività economiche svolte dalla s.r.l. a quelle esercitate dal contribuente in regime forfetario.
In caso di dubbio, quindi, il contribuente che intende aderire al regime forfetario nel 2019 può farlo, in quanto la presenza della causa ostativa va valutata in detto anno e, ove ne sia accertata l’esistenza, comporterà la decadenza dal regime nel 2020.
Tuttavia, al fine di salvaguardare i comportamenti tenuti dai contribuenti nelle more della pubblicazione della circolare n. 9/E del 10 aprile 2019, considerato che i chiarimenti interpretativi da cui discende la decadenza dal regime forfetario, sono sopraggiunti con la pubblicazione di questa circolare, nel caso di specie sottoposto all’esame dell’Amministrazione finanziaria, qualora non sia effettuata alcuna cessione di beni o prestazione di servizi a qualsiasi titolo, ivi compreso per l’attività di amministratore, da parte dell’istante alla s.r.l. controllata a decorrere dalla predetta data di pubblicazione del menzionato documento di prassi e se l’istante dovesse cessare dalla carica di amministratore della s.r.l. controllata, lo stesso non decadrà dal regime forfetario nel periodo d’imposta 2020.

 

Auto elettriche: non c’è obbligo di fattura per i corrispettivi di ricarica

 



Con la Risposta ad interpello n. 149/2019, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che, ai fini fiscali, i corrispettivi del servizio di ricarica dei veicoli elettrici effettuata mediante colonnine ubicate in luoghi pubblici o privati ma comunque fruibili al pubblico, dotate di specifiche caratteristiche di automazione, devono essere certificati mediante memorizzazione elettronica e trasmissione telematica. È escluso quindi l’obbligo di emissione della fattura.


IL CASO


L’impresa ha chiesto chiarimenti sulle modalità di certificazione dei corrispettivi relativi al servizio di ricarica di veicoli elettrici erogato tramite colonnine poste in luoghi pubblici o privati accessibili al pubblico.
In particolare, il servizio è erogato sia su base contrattuale, in funzione dei consumi effettuati dai clienti e con fatturazione su base mensile, sia (in assenza di abbonamenti) attraverso pagamento diretto alla colonnina.
I servizi di ricarica erogati in assenza di contratto sono fruibili esclusivamente da quei clienti finali che siano dotati di smartphone e tablet abilitati al traffico Internet.
Il servizio di ricarica richiede che il cliente finale:
– scansioni il QR-code presente sulla colonnina scelta per la ricarica elettrica;
– avvii una applicazione di riconoscimento del QR-code;
– acceda ad Internet e, tramite reindirizzamento, si colleghi al portale Internet gestito dall’istante, dove è presente un interfaccia per l’inserimento dei dati necessari all’emissione della fattura relativa alla ricarica elettrica;
– compiuta l’operazione di inserimento dati, il cliente accede ad una successiva schermata in cui può verificare lo stato di disponibilità della colonnina di ricarica e può decidere la durata ed il costo della ricarica stessa;
– infine il cliente deve inserire i dati della carta di credito o del conto PayPal da quale viene prelevata la somma per il pagamento della ricarica.
I consumi di energia elettrica legati all’erogazione del servizio di ricarica, così come i pagamenti da parte degli utenti finali del servizio, sono tutti tracciati da contabilizzatori e piattaforme di sistemi di pagamento digitali.


PARERE DEL FISCO


Preliminarmente, l’Agenzia delle Entrate ha precisato che le modalità di svolgimento dell’attività, configurano un’ipotesi di erogazione di prodotti e servizi tramite “distributori automatici”.
Secondo la nozione fiscalmente rilevante, infatti, si considera “distributore automatico, un apparecchio che, su richiesta dell’utente, eroga prodotti e servizi ed è costituito almeno dalle seguenti componenti hardware, garantendo un collegamento automatico tra loro:
– uno o più sistemi di pagamento;
– un sistema elettronico (dotato di un processore e una memoria) capace di processare i dati delle transazioni e memorizzarli;
– un erogatore di beni e/o servizi”.


In tema di certificazione dei corrispettivi, peraltro, dal 1° aprile 2017 le cessioni di beni e le prestazioni di servizi sono soggette agli adempimenti di memorizzazione elettronica e trasmissione telematica all’Agenzia delle Entrate dei dati dei corrispettivi giornalieri se effettuate mediante “distributori automatici” che presentano le seguenti caratteristiche tecniche:
– una o più “periferiche di pagamento”;
– un “sistema master”, ossia un sistema elettronico dotato di CPU e memoria, capace di raccogliere i dati dalle singole periferiche di pagamento e memorizzarli;
– un erogatore di prodotti o servizi;
– una “porta di comunicazione” capace di trasferire digitalmente i dati ad un dispositivo atto a trasmettere gli stessi al sistema dell’Agenzia delle Entrate.


Considerate le caratteristiche tecniche delle colonnine di ricarica e il grado di automazione del processo di erogazione del servizio, l’Agenzia delle Entrate ha precisato che la fattispecie rappresentata costituisce a tutti gli effetti un’ipotesi di erogazione di beni e servizi mediante distributori automatici soggetta all’obbligo di memorizzazione elettronica e trasmissione telematica all’Agenzia delle Entrate dei dati dei corrispettivi giornalieri (in sostituzione delle ordinarie modalità di certificazione dei corrispettivi – ricevuta fiscale o scontrino fiscale), fermo restando l’obbligo di emissione della fattura su richiesta del cliente.
A fronte della mancata attivazione degli adempimenti di memorizzazione elettronica e trasmissione telematica dei corrispettivi, l’Agenzia delle Entrate ha precisato, inoltre, che tale obbligo non ricorre se i corrispettivi sono certificati mediante fattura (elettronica tramite SdI dal 1° gennaio 2019).
Qualora, però, il servizio di ricarica sia erogato mediante colonnina in uso al singolo privato (non accessibile al pubblico), i corrispettivi relativi devono essere certificati mediante emissione di fattura.

 

Si alla cedolare secca per la locazione degli immobili ad uso commerciale

 


Le locazioni di immobili di categoria catastale C/1 stipulati con conduttori, sia persone fisiche che soggetti societari, che svolgono attività commerciale possono accedere al regime della cedolare secca (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risoluzione 17 maggio 2019, n. 50/E)

Il canone di locazione relativo ai contratti stipulati nell’anno 2019, aventi ad oggetto unità immobiliari classificate nella categoria catastale C/1, di superficie fino a 600 metri quadrati, escluse le pertinenze, e le relative pertinenze locate congiuntamente, può, in alternativa rispetto al regime ordinario vigente per la tassazione del reddito fondiario ai fini dell’imposta sul reddito delle persone fisiche, essere assoggettato al regime della cedolare secca con l’aliquota del 21 per cento.
Tale regime non è applicabile ai contratti stipulati nell’anno 2019, qualora alla data del 15 ottobre 2018 risulti in corso un contratto non scaduto, tra i medesimi soggetti e per lo stesso immobile, interrotto anticipatamente rispetto alla scadenza naturale.
Il regime della ‘cedolare secca’, con l’aliquota del 21 per cento, dunque, si estende anche ai canoni derivanti dalla stipula dei contratti di locazione, effettuata nel 2019, aventi ad oggetto immobili destinati all’uso commerciale classificati nella categoria catastale C/1 (Negozi e botteghe) e relative pertinenze (locate congiuntamente alle unità immobiliari C/1). Per usufruire di tale regime opzionale, l’unità immobiliare C/1, oggetto della locazione, deve avere una superficie complessiva, al netto delle pertinenze, non superiore a 600 metri quadrati.
Si rammenta che il regime in esame è un regime opzionale di tassazione dei contratti di locazione degli immobili ad uso abitativo e delle relative pertinenze, la cui applicazione sostituisce l’IRPEF e le relative addizionali, nonché le imposte di registro e di bollo, dovute per il contratto di locazione di immobili abitativi locati con finalità abitative da persone fisiche che non agiscono nell’esercizio di imprese o arti e professioni.
Per l’applicazione della ‘cedolare secca’ occorre porre rilievo anche all’attività del conduttore, restando esclusi dal regime i contratti aventi ad oggetto immobili abitativi conclusi con conduttori che agiscono nell’esercizio di attività di impresa o di arti e professioni.
Al riguardo, si precisa che tale ultima condizione non deve, invece, essere soddisfatta nel caso di locazione di immobili rientranti nella categoria C/1, tenuto conto che tali contratti hanno ad oggetto proprio immobili da destinare ad attività commerciale.
Possono, pertanto, accedere al regime della ‘cedolare seccà anche le locazioni di immobili di categoria catastale C/1 stipulati con conduttori, sia persone fisiche che soggetti societari, che svolgono attività commerciale. Resta ferma, invece, per quanto attiene alla figura del locatore, titolare del diritto di proprietà o di altro diritto reale di godimento sugli immobili, che lo stesso sia una persona fisica che non agisce nell’esercizio dell’attività d’impresa o di arti e professioni.

 

Strutture sanitarie militari: pronte le specifiche tecniche per i dati al Sistema TS

 

Col Decreto del 9 maggio 2019, il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha approvato le specifiche tecniche e le modalità operative della trasmissione telematica dei dati relativi alle spese sanitarie, ai fini dell’elaborazione della dichiarazione dei redditi precompilata, da parte delle strutture sanitarie militari individuate dal Codice dell’ordinamento militare (Decreto 9 maggio 2019).

Ai fini della elaborazione della dichiarazione dei redditi pre-compilata da parte dell’Agenzia delle Entrate, anche le strutture sanitarie militari, come individuate dal Codice dell’ordinamento militare, sono tenute ad inviare al Sistema tessera sanitaria i dati delle spese sanitarie sostenute presso le medesime strutture dalle persone fisiche a partire dal 1° gennaio 2019.
A tal fine le strutture sanitarie militari devono richiedere al Ministero dell’Economia e delle Finanze (di seguito “Ministero”), tramite le specifiche funzionalità del Sistema tessera sanitaria, le necessarie credenziali di accesso al medesimo Sistema TS. Sulla base delle richieste, il Ministero effettua un riscontro con gli elenchi del Ministero della Difesa, inviando le credenziali in caso di esito positivo, ovvero rigettando la richiesta in caso di esito negativo.
Per consentire il censimento delle strutture e dei soggetti coinvolti, e ottenere l’abilitazione al servizio telematico di trasmissione dei dati devono essere forniti i seguenti dati:
– identificativo dell’ente militare;
– identificativo del presidio/ospedale militare;
– codice fiscale della struttura militare;
– codice fiscale della persona responsabile dell’invio;
– data da cui la struttura è attiva;
– denominazione della struttura;
– indirizzo della struttura (con la specificazione di Comune, Provincia e Regione);
– indirizzo Pec della struttura.
Le modalità di fornitura di tali dati sono descritte nelle specifiche tecniche disponibili sul sito www.sistemats.it.
Il Sistema TS genera le credenziali di accesso al sistema per ognuno dei soggetti censiti e correttamente identificati, fornendo un codice identificativo, una parola chiave per l’accesso ai servizi del sistema, un Pincode per la corretta identificazione delle strutture abilitate. L’accesso può essere effettuato anche mediante la TS-CNS, previa attivazione e registrazione della stessa.
L’abilitazione alla trasmissione dei dati ha effetto dallo stesso giorno lavorativo del rilascio dell’attestazione e può essere revocata dal Sistema TS in caso di gravi o ripetute inadempienze. In particolare, l’abilitazione è revocata da parte dell’amministratore di sicurezza del sistema:
– a seguito della cessazione dell’attività dei soggetti censiti (entro la data di revoca, è obbligatorio completare la trasmissione di tutte le spese sanitarie sostenute dall’assistito);
– in caso di mancato rispetto o grave violazione degli obblighi di riservatezza e sicurezza previsti in materia di privacy. Il provvedimento di revoca ha decorrenza immediata, fermo restando che la struttura è tenuta a regolarizzare la propria posizione in tempo utile ai fini del rispetto degli obblighi previsti dalla normativa.
Per quanto riguarda i dati delle spese mediche da inviare al Sistema TS, per ogni fattura ovvero ricevuta emessa dalla struttura sanitaria militare, a seguito della presentazione del codice fiscale da parte del contribuente, devono essere inviate le informazioni riguardanti le seguenti tipologie:
– ticket (quota fissa e/o differenza con il prezzo di riferimento, franchigia, pronto soccorso e accesso diretto);
– farmaco, anche omeopatico;
– acquisto o affitto di dispositivo medico CE;
– farmaco per uso veterinario;
– spese sanitarie relative ad ECG, spirometria, Holter pressorio e cardiaco, test per glicemia, colesterolo e trigliceridi  o misurazione della pressione sanguigna, prestazione prevista dalla farmacia dei servizi e simili sanguigna;
– spese prestazioni sanitarie (escluse quelle di chirurgia estetica e di medicina estetica): assistenza specialistica ambulatoriale; visita medica generica e specialistica o prestazioni diagnostiche e strumentali; prestazione chirurgica; certificazione medica; ricoveri ospedalieri ricollegabili ad interventi chirurgici o a degenza, al netto del comfort;
– altre spese sostenute dai cittadini, non comprese nell’elenco precedente.
Con riferimento alla frequenza temporale di trasmissione dei dati di spesa sanitaria da parte delle strutture sanitarie militari, si applicano le medesime regole già previste per le strutture mediche civili. In particolare, il servizio telematico è disponibile 24 ore su 24 per l’intero anno, e la trasmissione dei predetti dati deve essere effettuata entro e non oltre il mese di gennaio dell’anno successivo a quello della spesa effettuata dall’assistito, compresi i dati delle eventuali cancellazioni e/o variazioni e rimborsi. I dati trasmessi oltre tale data sono scartati dal Sistema TS.
Oltre a disciplinare le modalità di trasmissione dei dati delle spese sanitarie da parte delle strutture sanitarie militari, il decreto modifica, altresì, il termine generale per l’opposizione da parte degli assistiti. La richiesta di opposizione tramite il Sistema TS, infatti, a decorrere dalle spese sostenute nell’anno 2019, potrà essere effettuato dal 9 febbraio all’8 marzo dell’anno successivo al periodo d’imposta di riferimento (in precedenza dal 1° al 28 febbraio dell’anno successivo al periodo d’imposta di riferimento).